Visto che la mente può spingersi sino ad offrire anche rappresentazioni immaginarie di mondi impossibili, in cui è lecito chiedere alle cose di essere ciò che non sono, perché non migliorarsi l'esistenza attraverso una rappresentazione negazionista del proprio tristo reale?
Dal centro: fai viale Piave, prendi il sottopassaggio, giri in via Scuderlando, passi davanti a Interzona, tiri sempre dritto, poi, a un certo punto, quando il paesaggio ti sembra sufficientemente provinciale, rispettando gli ordini di un semaforo qualsiasi, giri a destra e vai dritto fino a quando non ti imbatti in un'idiozia architettonica.
Dal centro: fai viale Piave, prendi il sottopassaggio, giri in via Scuderlando, passi davanti a Interzona, tiri sempre dritto, poi, a un certo punto, quando il paesaggio ti sembra sufficientemente provinciale, rispettando gli ordini di un semaforo qualsiasi, giri a destra e vai dritto fino a quando non ti imbatti in un'idiozia architettonica.
Ecco, io abito lì, a Castel d'Azzano, una ridente cittadina dell'entroterra padano.
Per anni non sono riuscita a capire l'investimento di mio padre.
Ora, invece, mi è chiaro: avrebbe voluto regalarmi il preziosissimo dono dell'autostima, risparmiandosi la fatica del dialogo.
Come quelli che insegnano ai propri pargoli a nuotare, lanciandoli, senza preavviso e senza braccioli, nell'esatto centro di un mulinello d'acqua, per cui o si muore o si impara in fretta a nuotare benissimo.
Tentativo paideutico di ergonomia caratteriale.
Un'unica paterna dimenticanza, Schopenhauer: "Più intelligenza avrai, più soffrirai".
E fu così che io e le mie due sorelle d'infanzia vivemmo degli anni infelici e contenti.
Svegliarsi in un posto in cui l'Italiano è una lingua straniera, la piazza del paese è di un tenore estetico-culturale tale da meritarsi il nome di Grezzi' Square e il vicinato è così mentalmente pronto da poter essere ribattezzato Mongol Village, non è bello per nessuno.
Figuriamoci per chi crede nel valore di un quinquennio di studi dedicati al virtuoso apprendimento di un paio di lingue morte...
Sì insomma, Stupidità e Ignoranza: un evergreen della tortura.
Sì insomma, Stupidità e Ignoranza: un evergreen della tortura.
Dinnanzi a tanto, compresi l'inutilità di combattere per cambiare il mondo e reagii con l'annullamento ontico di quella realtà.
Continuai a riconoscere come enti reali, dotati di nome, solo l'autobus e casa mia. Rispettivamente, la via di fuga e la meta.
Tutto il resto retrocesse in un continuum topologico asignificante, cui regalai un po' di fascino filoamericano sintetizzando la gravità del suo squallore nell'acronimo C.d.A (da leggersi si di ei...tutt'altro che un Consiglio d'Amministrazione...).
Iniziai a vivere così a 14 anni e ad oggi il mio rapporto con quella porzione di mondo non è affatto cambiato - se non in meglio, posto che ora vivo a Bologna -.
Il rapporto non è cambiato e io sono incredibilmente felice: sto bene, sto davvero benissimo, in questa mia ignoranza degli ignoranti.
Così - e concludo - mi sembra oltremodo ragionevole accettare di sciogliere, gloriosi, i terrificanti nodi della propria ontologia ricorrendo al seguente assunto:
Non sempre è necessario confrontarsi con la realtà, all'uopo, è doveroso negarla.
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