Gabriele quest'anno compie gli anni a Genova.
Sono 26 e decido di andare a trovarlo.
Corro in stazione accollandomi il peso di una valigia dotata di ruote, ma priva di manico.
Mi interrogo sulla sagacia del suo arcigno creatore, fingendo di non accusare alcun lancinante dolore alla schiena.
Sono le 18.00, il treno parte ai '27.
Non è un caso se ho tutto il tempo per: fare il biglietto, obliterarlo, comprare dell'acqua e uno snack per l'ora di cena.
Il mio rapporto con lo spazio-tempo in caso di attesa di un mezzo di trasporto riesce a trasformarmi in una patetica, ma organizzatissima, anticipataria; uno dei lati più nordeuropei del mio me, o meglio, uno dei lati più tragicamente nordeuropei del mio me, considerato il fatto di essere incontrovertibilmente suderuopea.
In Sudeuropa si ha una concezione molto relativa del tempo stabilito, per cui gli orari fissati sono da ritenersi indicativi sempre e qualche volta no.
E qualche volta no, motivo per il quale la cultura locale non ha ancora depennato il concetto di puntualità dalla propria enciclopedia e causa prima delle mie scelte temporali.
Guardo il tabellone delle partenze.
Anche questa volta gli orari di TremItalia sono indicativi ed io mi ritrovo in sosta forzata sul marciapiede del binario 3.
Decido, dunque, di rifocillarmi bevendo un cappuccino alle macchinette per poi selezionare qualcosa al gusto di quel qualcosa in funzione di cena.
Mi avvicino ai distributori, estraggo il portamonete di plastica azzurra, guardo l'importo richiesto e PEPEPEM, nuova forma di saisie esthetique con interessanti connotazioni socioeconomiche.
Ovvero
TremItalia ripropone il baratto: una bevanda al gusto di tè in cambio di uno a scelta dei tuoi organi interni
(Si vocifera, tuttavia, che il rene abbia un elevato potere d'acquisto. E' quindi consigliabile usarlo in caso di Redbull)
Ne consegue che,
per motivi di integrità somatopolitica, non posso permettermi la cena.
Così, torno a far niente sulla banchina fino all'arrivo del treno.
Sorvolerò sul fatto che fosse strutturalmente più credibile il mezzo di trasporto su cui si spostava Cenerentola, per concentrarmi sulla qualità dei servizi offerti dal suddetto mezzo di trapasso:
Sedili maleodoranti e sporchi al punto da indurre a credere che sui treni italiani non viaggino innocui passeggeri, ma efferati untori.
Laboratori di Batteriologia Micologia e Parassitologia mascherati da servizi igienici.
Impianti di termoregolazione in sospetta sintonia col moto di rivoluzione terrestre, per cui, quando fuori fa caldo, dentro fa caldissimo; quando fuori fa freddo, dentro fa freddissimo.
Sì insomma, si seguono le stagioni aumentando di parecchi gradi dell'aggettivo il termostato dei vagoni secondo la logica matematica dell' n+1.
Personale di bordo probabilmente ignaro di essere il personale di bordo.
Illuminazione: spettrale durante la marcia, comodamente assente durante le soste notturne lunghe mezzora.
Servizi di ristorazione sarcastica, incentrati sul passaggio del carrello delle provviste un quarto d'ora prima della fine del viaggio, quando ormai il passeggero si è metamorfosato in asceta e non avverte più la terrena necessità di alimentarsi.
Infine,
Arrivo in ritardo, cosicché ad attendere i viaggiatori- nell'atrio della stazione o sui binari - non ci siano più commossi familiari, ma spettri nervosi di quel che fu un mirabile rapporto affettivo.
Ora, chiamare tutto ciò "viaggio su un interregionale" lo trovo davvero sciocco e riduttivo.
Questa è un'esperienza.
E per un'esperienza simile, mi sembra giusta l'idea di pagare caro un biglietto d'entrata e ancora più giusta mi parrebbe la proposta di proclamare Cavalieri della Repubblica tutti coloro che, ad oggi, si sentono ancora in grado di viverla.
Sono 26 e decido di andare a trovarlo.
Corro in stazione accollandomi il peso di una valigia dotata di ruote, ma priva di manico.
Mi interrogo sulla sagacia del suo arcigno creatore, fingendo di non accusare alcun lancinante dolore alla schiena.
Sono le 18.00, il treno parte ai '27.
Non è un caso se ho tutto il tempo per: fare il biglietto, obliterarlo, comprare dell'acqua e uno snack per l'ora di cena.
Il mio rapporto con lo spazio-tempo in caso di attesa di un mezzo di trasporto riesce a trasformarmi in una patetica, ma organizzatissima, anticipataria; uno dei lati più nordeuropei del mio me, o meglio, uno dei lati più tragicamente nordeuropei del mio me, considerato il fatto di essere incontrovertibilmente suderuopea.
In Sudeuropa si ha una concezione molto relativa del tempo stabilito, per cui gli orari fissati sono da ritenersi indicativi sempre e qualche volta no.
E qualche volta no, motivo per il quale la cultura locale non ha ancora depennato il concetto di puntualità dalla propria enciclopedia e causa prima delle mie scelte temporali.
Guardo il tabellone delle partenze.
Anche questa volta gli orari di TremItalia sono indicativi ed io mi ritrovo in sosta forzata sul marciapiede del binario 3.
Decido, dunque, di rifocillarmi bevendo un cappuccino alle macchinette per poi selezionare qualcosa al gusto di quel qualcosa in funzione di cena.
Mi avvicino ai distributori, estraggo il portamonete di plastica azzurra, guardo l'importo richiesto e PEPEPEM, nuova forma di saisie esthetique con interessanti connotazioni socioeconomiche.
Ovvero
TremItalia ripropone il baratto: una bevanda al gusto di tè in cambio di uno a scelta dei tuoi organi interni
(Si vocifera, tuttavia, che il rene abbia un elevato potere d'acquisto. E' quindi consigliabile usarlo in caso di Redbull)
Ne consegue che,
per motivi di integrità somatopolitica, non posso permettermi la cena.
Così, torno a far niente sulla banchina fino all'arrivo del treno.
Sorvolerò sul fatto che fosse strutturalmente più credibile il mezzo di trasporto su cui si spostava Cenerentola, per concentrarmi sulla qualità dei servizi offerti dal suddetto mezzo di trapasso:
Sedili maleodoranti e sporchi al punto da indurre a credere che sui treni italiani non viaggino innocui passeggeri, ma efferati untori.
Laboratori di Batteriologia Micologia e Parassitologia mascherati da servizi igienici.
Impianti di termoregolazione in sospetta sintonia col moto di rivoluzione terrestre, per cui, quando fuori fa caldo, dentro fa caldissimo; quando fuori fa freddo, dentro fa freddissimo.
Sì insomma, si seguono le stagioni aumentando di parecchi gradi dell'aggettivo il termostato dei vagoni secondo la logica matematica dell' n+1.
Personale di bordo probabilmente ignaro di essere il personale di bordo.
Illuminazione: spettrale durante la marcia, comodamente assente durante le soste notturne lunghe mezzora.
Servizi di ristorazione sarcastica, incentrati sul passaggio del carrello delle provviste un quarto d'ora prima della fine del viaggio, quando ormai il passeggero si è metamorfosato in asceta e non avverte più la terrena necessità di alimentarsi.
Infine,
Arrivo in ritardo, cosicché ad attendere i viaggiatori- nell'atrio della stazione o sui binari - non ci siano più commossi familiari, ma spettri nervosi di quel che fu un mirabile rapporto affettivo.
Ora, chiamare tutto ciò "viaggio su un interregionale" lo trovo davvero sciocco e riduttivo.
Questa è un'esperienza.
E per un'esperienza simile, mi sembra giusta l'idea di pagare caro un biglietto d'entrata e ancora più giusta mi parrebbe la proposta di proclamare Cavalieri della Repubblica tutti coloro che, ad oggi, si sentono ancora in grado di viverla.
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