Butto le Birkenstock lontane dal letto e faccio un buco ai piedi nel tentativo di farli respirare.
Licenzio tutto l'armadio, assumo un esiguo numero di centimetri di leggerezza e vado dall'oracolo per chiedere se, date le continue rivoluzioni geografiche, è proprio vero che casa mia non è all'equatore.
Come offerte votive una sottana sudata, la pala del ventilatore e un paio di litri di acqua fresca.
Il GPS vaticina che, per quanto anche a lui sembri oltremodo ridicolo, mi trovo realmente nell'entroterra veneto e, aggiunge, "non servirà cambiare le virgole per avere un responso migliore".
Mi modalizzo allora secondo il saper accettare e inizio a dar da bere agli appartamenti svuotati dalle ferie per assicurarmi che vi sopravvivano.
Prima di partire ipotizzavi che avrei - forse - potuto trovare l'amore.
Beh, non troverò nulla nella settimana più vuota dell'anno, quella in cui a chiudere sono gli uomini, non i negozi.
Poi ci è venuto in mente il quasi-vicino di casa.
Ora lo vedo passare in una fantasmagoria:
gli appiccico una cingomma ai rasta, obbligandolo al taglio, e ritaglio su uno squadernato foglietto ingiallito un altare per l'infinito, un pulpito d'inchiostro per le promesse e una fila di quadretti piccoli per correre a fare l'amore.
Lui dice "sì!", cospargendomi i capelli di verderame e precipitandosi a convincere un nardo a fingersi diamante per le mie dita storte.
I baccani festeggiano con luppolo divino e impennate di phantom, mentre dal castello del sindaco trasmettono un vecchio pezzo dei Joy Division.
Mi interrompe Alessandra, aprendo la finestra per gridarmi che a Londra gli Indiani muoiono inaspettatamente al piano inferiore; il tutto mi riporta a un assurdo rito siciliano, in cui i parenti addolorati iniziano con lo spalancare le finestre e finiscono per ritrovarsi in una discarica ad urlare il nome del defunto.
"E' più credibile la mia fantasmagoria", penso.
Evito tuttavia di ragionare di realismo e la colpa è di Auerbach.
Torno ad immaginare quei cinque bambini che giocano a mondo con un cristo mutilato dall'asfalto al posto del sasso e, prima di dormire, ricordo ancora di puntare non la sveglia, ma le mie migliori intenzioni.
Licenzio tutto l'armadio, assumo un esiguo numero di centimetri di leggerezza e vado dall'oracolo per chiedere se, date le continue rivoluzioni geografiche, è proprio vero che casa mia non è all'equatore.
Come offerte votive una sottana sudata, la pala del ventilatore e un paio di litri di acqua fresca.
Il GPS vaticina che, per quanto anche a lui sembri oltremodo ridicolo, mi trovo realmente nell'entroterra veneto e, aggiunge, "non servirà cambiare le virgole per avere un responso migliore".
Mi modalizzo allora secondo il saper accettare e inizio a dar da bere agli appartamenti svuotati dalle ferie per assicurarmi che vi sopravvivano.
Prima di partire ipotizzavi che avrei - forse - potuto trovare l'amore.
Beh, non troverò nulla nella settimana più vuota dell'anno, quella in cui a chiudere sono gli uomini, non i negozi.
Poi ci è venuto in mente il quasi-vicino di casa.
Ora lo vedo passare in una fantasmagoria:
gli appiccico una cingomma ai rasta, obbligandolo al taglio, e ritaglio su uno squadernato foglietto ingiallito un altare per l'infinito, un pulpito d'inchiostro per le promesse e una fila di quadretti piccoli per correre a fare l'amore.
Lui dice "sì!", cospargendomi i capelli di verderame e precipitandosi a convincere un nardo a fingersi diamante per le mie dita storte.
I baccani festeggiano con luppolo divino e impennate di phantom, mentre dal castello del sindaco trasmettono un vecchio pezzo dei Joy Division.
Mi interrompe Alessandra, aprendo la finestra per gridarmi che a Londra gli Indiani muoiono inaspettatamente al piano inferiore; il tutto mi riporta a un assurdo rito siciliano, in cui i parenti addolorati iniziano con lo spalancare le finestre e finiscono per ritrovarsi in una discarica ad urlare il nome del defunto.
"E' più credibile la mia fantasmagoria", penso.
Evito tuttavia di ragionare di realismo e la colpa è di Auerbach.
Torno ad immaginare quei cinque bambini che giocano a mondo con un cristo mutilato dall'asfalto al posto del sasso e, prima di dormire, ricordo ancora di puntare non la sveglia, ma le mie migliori intenzioni.
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