mercoledì 23 giugno 2010

Rea... confesso.


Me ne stavo seduta sulle panchine di pietra che costeggiano quel triangolo d'erba dell'APT, laggiù, sul lato est della stazione.

Con le valigie addosso e il sole sulla testa, contavo i grani dell'asfalto come per addormentarmi.

Poi sei riemerso tu e non so nemmeno io da dove.

Dev'essere stato dal fondo, però

perché hai fatto male e a un certo punto il sole mi era insopportabile.

Eri un ricordo tradotto nella forma del tuo nome e di tutto il bene che hai avuto per me.

Il ragazzo matto con la giacca blu e i punti rossi dipinti sulla faccia mi accusa d'aver soffocato il pianto.

Vuole arrestarmi.

Non si uccidono i sentimenti, dice, annodando dei fili d'erba a mo' di manette.

Un uomo più in divisa e più uniforme di lui lo porta via, mentre un paio di nubi oscurano il cielo.

Io resto lì

senza pazzo

senza sole

senza te.



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