Me ne stavo seduta sulle panchine di pietra che costeggiano quel triangolo d'erba dell'APT, laggiù, sul lato est della stazione.
Con le valigie addosso e il sole sulla testa, contavo i grani dell'asfalto come per addormentarmi.
Poi sei riemerso tu e non so nemmeno io da dove.
Dev'essere stato dal fondo, però
perché hai fatto male e a un certo punto il sole mi era insopportabile.
Eri un ricordo tradotto nella forma del tuo nome e di tutto il bene che hai avuto per me.
Il ragazzo matto con la giacca blu e i punti rossi dipinti sulla faccia mi accusa d'aver soffocato il pianto.
Vuole arrestarmi.
Non si uccidono i sentimenti, dice, annodando dei fili d'erba a mo' di manette.
Un uomo più in divisa e più uniforme di lui lo porta via, mentre un paio di nubi oscurano il cielo.
Io resto lì
senza pazzo
senza sole
senza te.
0 commenti:
Posta un commento