giovedì 8 luglio 2010

Erba e Fiori

Ti ho lasciato nel giorno più felice della tua vita

e ti ritrovo nel baratro


il tutto sa di meraviglia e di dubbio.


Quando ti chiedo piano cosa sia successo

rispondi di essere perfettamente in linea con le oscillazioni astronomiche

e diventi la mia scienza della Terra: erba e moti rivoluzionari.


Mentre parli, ti immagino inclinato di 23° 1/2 sul piano dell'orbita che descrivi saltuariamente intorno a me.


E' la mia immaginazione contro la tua parola.


Poi confessi di dover correre nello strascico di una consonante a comprare i sacchetti dell'umido.


Per piangerci dentro?


Domando io,


pensando che i Tempo non bastino più.


Ridi e dici no, ché piangere tu no, non sai e l'unica preoccupazione che hai è quella del sé:

con o senza accento sulla "e"?


Ti spiego che il Sé è un Io accentato solo quando si disambigua dall'ipotesi

insospettato appalto per la costruzione d'identità certe e sofferenti.


A questo punto mi insignisci del premio Nobel e te ne vai.


Prima di imitarti, confesso che c'é almeno un'altra cosa che voglio per te:






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