In una riga di Balzac
nel lusso inesorabile e tetro di una camera che dovrebbe conoscere
eppure inquieta
tra gli oggetti del giorno
alterati in silenzi asfissianti
piantati in gola
infiniti
Nella notte spalancata
nel pianto sensibile e pesto di un corpo che dovrebbe dormire
eppure veglia
tra le palpebre fatiscenti
perse in castighi volontari
brulicanti nei palmi
perse in castighi volontari
brulicanti nei palmi
inauditi
Svegliarsi così:
assediati dal Sé
senza polmoni
con sette Gorgoni
anche la luce, infatti, appartiene agli spettri
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